Per qualche anno ho collaborato con un’agenzia di comunicazione che tra i clienti annoverava una nota azienda del food. È stato un lavoro piuttosto articolato perchè raggruppava diverse attività di comunicazione, che andavano dall’ufficio stampa tradizionale, istituzionale e di prodotto, fino ai contenuti per i social network, che le aziende iniziavano a guardare con interesse. Erano quelli gli albori, ma è stato chiaro si da subito per chiunque fosse attento che attraverso i social network era possibile parlare con il proprio pubblico di riferimento, ovvero in quel caso i propri clienti.

I social network mostrarono subito il grande vantaggio di raccontare i brand, i prodotti e le persone, recuperando quella miriade di piccole informazioni che non trovava strada nei canali tradizionali della comunicazione.

 

Per Sabelli, questa è l’azienda, player importantissimo del settore lattiero-caseario nazionale, ho iniziato a raccogliere materiale per parlare dei “dietro le quinte”, cioè di tutto quello che di solito non viene raccontato da un addetto stampa che deve condensare le informazioni in venti righe e concentrarsi sulla “notizia”. Quello che sta intorno a quelle venti righe racconta ad esempio la storia e le tradizioni, la qualità dei prodotti, le novità, e aiuta a definire un’impresa. Il racconto, suddiviso in piani editoriali strutturati e con obiettivi precisi rafforza il brand, e le interazioni con il pubblico aiutano ad “umanizzare” le aziende. 

Come è giusto nei lavori ad un certo punto si passa il testimone, ma sono molto fiera di aver contribuito a far conoscere un brand tanto importante e di averci lavorato con colleghi stimolanti.

 

 

In agenzia durante quei quattro anni siamo diventati i primi fan dei prodotti, preparando piatti squisiti nella cucina condivisa, con tanto di assaggio finale tra i colleghi. E visto che attorno ad un tavolo si stemperano le tensioni, li ricordo come momenti piacevoli e formativi.

 

 

Le reti sociali, se usate bene e non lasciate al caso o ancora peggio ai “cuggini” (come ne ho specificato in altro articolo sulla scrittura professionale) sono delle casse di risonanza di quello che accade nell’azienda. Quegli anni sono stati ricchi di soddisfazioni e con l’avanzare dei mesi, degli anni e di tanti piani editoriali, siamo riusciti a mantenere un’idea della azienda vicina alla realtà, a farla dialogare con il suo pubblico di riferimento, utilizzando anche le ricette dei food blogger (insieme alle nostre) e gli articoli che venivano pubblicati.

Cosa può fare l’addetto stampa coi social media? Moltissimo.

A cominciare dal racconto dalle storie “dietro le quinte” che aiutano ad umanizzare il brand. I social network sono anche strumenti efficaci per condividere l’attività di rassegna, che così non andrà perduta.

COSA VS COME

C’è sempre un aspetto di questo lavoro (COSA SI FA) che riguarda la tecnica che si impara e si affina con l’esperienza, e una parte che riguarda la personalità e il carattere, che è la nostra personalissima firma nelle cose che facciamo, il COME.

 

 

 

About the Author: Anna Romanin

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By Published On: Novembre 21st, 2020Categories: Web marketingTags: , ,