Per un addetto stampa ogni “uscita”, ogni pubblicazione di cui è artefice, è un sussulto del cuore, un brivido di soddisfazione rapido e potente. La freccia che scocca e centra il bersaglio è frutto di studio, strategie, impegno e soprattutto ottime relazioni.

L’ultima esperienza di ufficio stampa, ora nella sua fase conclusiva, è memorabile per diversi motivi. Innanzitutto perchè il progetto è arrivato tra capo e collo, messo in piedi in poco – pochissimo – tempo e con persone che non avevano mai lavorato insieme e non si erano neppure mai viste prima. Un’esperienza dove il fallimento non era contemplato e l’attesa del risultato (la pubblicazione) la sentivi sempre presente. Ecco, questa esperienza mi ha insegnato moltissimo.

Ma torniamo all’obiettivo richiesto ad un ufficio stampa: la pubblicazione nei media.

Credo che le soddisfazioni di un’uscita alle volte segnino il cuore. Alcuni risultati da addetto stampa li ricordo perfettamente, a distanza di anni. Certe pubblicazioni sono vicende che restano impresse nella memoria, e tra queste ha un posto speciale il bellissimo articolo di Enrico Mannucci, quando qualche tempo fa su Sette del Corriere della Sera si occupava di aziende che avevano disegnato la storia italiana. La rubrica si intitolava In viaggio fra le eccellenze italiane.

Per quelle sei o sette pagine intitolate (per divertissement del titolista, credo) “L’uomo che ha unito l’Italia con la mozzarella”, cercai notizie, fotografie, dati il più “notiziabili” possibile e poi scesi dal Friuli alle Marche per accompagnare il giornalista ad intervistare la famiglia di imprenditori dell’industria lattiero – casearia nata degli anni Venti del Novecento e dunque una vera “eccellenza italiana”. Sabelli coniuga ancora oggi la tradizione del fatto a mano con la modernità degli impianti e un’attenzione ante litteram alla sostenibilità. Un paio di mesi (e molte mail e telefonate) dopo la redazione pubblicò il pezzo che io trovai una mattina sfogliando il settimanale appoggiata al bancone del Caffé Garibaldi, quello attiguo  all’edicola più vicina a casa, prima di andare in agenzia. In copertina c’era una raggiante e sorridente Carolina Kostner, ma il sorriso che mi strappò l’articolo fu forse più grande del suo.

La fatica è tutta nelle retrovie: non si appare ma si sa che quel lavoro è figlio nostro. Bisogna cercare tra i media quelli più affini, conoscere perfettamente il cliente e avere una mappa aggiornata dei media. Una pubblicazione vale tantissimo, non solo in termini economici (il famoso AVE, Advertising Value Equivalency, che conta i centimetri degli articoli e i costi degli spazi pubblicitari) ma per tutto quello che ci sta dietro. Alle volte anche solo una “brevina”, un articoletto di poche righe, significa strategia, telefonate, talvolta Insistenza gentile e misurata per non compromettere una relazione magari costruita a fatica nel tempo. Goal è quando un sito web, un quotidiano, una rivista riprendono il tuo comunicato stampa o partendo dal tuo comunicato fanno seguito ad interviste, approfondimenti e altro.

Ma è solo questo l’obiettivo? Una pubblicazione? Oggi so che i compagni di viaggio, i team che funzionano aumentano risultati e soddisfazioni.

Ecco, questa sera a bocce ferme e con l’adrenalina ancora in circolo, in attesa dei risultati elettorali, penso che di questo ultimo progetto oggi cambierei un terzo delle strategie, agirei con più calcolo, metterei sul campo senza timori tutte le conoscenze acquisite negli anni per ottenere il massimo dei risultati. Anche se temo l’invadenza come la peste mi butterei di più nella mischia, fregandomene dei giudizi degli altri, avrei assertività e la giusta spudoratezza. Come dice il mio amico e collega Alessandro «sei una giornalista no? i giornalisti devono essere spudorati!»

Di tutta questa esperienza ho capito che l’ufficio stampa non è morto e, anzi, ha bisogno di persone competenti, serie e professionali. Se c’è qualcosa di cui non cambierei una virgola sono invece i miei compagni di viaggio, in particolare Antonella e Greta, con la loro curiosità della giovinezza e l’umorismo dell’intelligenza, capaci di ascolto e di condivisione. E se sento che potevo fare meglio è perchè ho imparato molto. Qualche settimana di intense relazioni e ritmi serrati mi ha dato più che non mesi interi in studio. Imparare è la spinta propulsiva ad essere migliori.

Quindi grazie Pier, per quella telefonata arrivata dopo 10 anni!

[Immagine di copertina di Igor Link da Pixabay]

 

 

 

 

About the Author: Anna Romanin

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