Chi non sa più meravigliarsi produce una comunicazione vuota.

Ieri mia nipote Aurelia, 19 anni, ha affrontato la prima prova di Maturità.

Tra le tracce del tema di attualità c’era l’articolo di Wenke Husmann, vicecaporedattrice di Die Zeit, pubblicato da Internazionale nel gennaio 2026. “Funziona a meraviglia” è un invito a riscoprire il valore dello stupore.

Lei ha scelto quella traccia.

Cosa ci dice Wenke Husmann?

Il punto di partenza è autobiografico: una madre e una figlia, svegliate all’alba ad Amburgo per assistere all’aurora boreale. Da quel momento di bellezza condivisa nasce un’indagine più profonda. La meraviglia, ci spiega l’autrice, è un vantaggio evolutivo.

Lo stupore attiva il sistema nervoso, abbassa lo stress, stimola comportamenti orientati alla comunità. Riduce l’ego. Diventa un antidoto naturale contro l’ansia e il narcisismo della società contemporanea. In altre parole: stupirsi fa bene. Scientificamente.

Perché questa traccia sulla Meraviglia, oggi, è controcorrente

Proporre la meraviglia come tema alla maturità del 2026 significa chiedere ai nativi digitali di fermarsi, posare lo smartphone, smettere di scrollare e cominciare a guardare.

Viviamo in un’epoca che misura tutto in conversioni, engagement, output. La frenesia digitale ha costruito il mito dell’efficienza come unico valore. Wenke smonta il mito che il progresso scientifico debba per forza inaridirci emotivamente. Al contrario l’intelletto può amplificare l’incanto, non soffocarlo. La razionalità non deve colmare ogni spazio vuoto: deve lasciare all’essere umano la libertà di farsi travolgere dal mistero.

La Meraviglia di Kiefer.

Qualche tempo fa con la mia amica Francesca sono rimasta senza parole e PIENA DI MERAVIGLIA nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, una sala che porta ancora le ferite dei bombardamenti del 1943, lasciate lì di proposito, come memoria. Cariatidi senza braccia, senza testa, quindi non identificabili, e senza voce come tante donne straordinarie cancellate dalla storia ufficiale, restituite attraverso una pittura fatta di terra, oro, piombo, simboli e fuoco. Sono Le Alchimiste di Anselm Kiefer.

Quarantadue teleri monumentali.

Ecco è esattamente ciò di cui parla Husmann. L’arte, come la natura, il cinema, come il teatro, è uno degli spazi in cui possiamo ancora allenare la capacità di meravigliarci. Non passivamente, ma con corpo e intelletto in ascolto.

Il collegamento che non riuscivo a smettere di pensare

L’alchimia era la scienza del trasformare la materia. Kiefer usa l’alchimia come metafora della conoscenza femminile repressa, ma anche come metafora del processo creativo stesso: qualcosa che mescola razionalità e mistero, metodo e intuizione, rigore e meraviglia.

È esattamente la postura che Husmann invita a ritrovare. Non l’abbandono dell’intelletto, ma la sua apertura. Non la negazione della tecnologia, ma la consapevolezza che essa non può sostituire l’esperienza diretta della bellezza.

Husmann invita a ritrovare l’apertura dell’intelletto e l’esperienza diretta della bellezza che non possono essere sostituite dalla tecnologia.

Una nota per chi, come me, lavora in comunicazione

Chi fa comunicazione vive di attenzione altrui. Ma quanta attenzione rivolge al mondo intorno a sé? La meraviglia non è un optional per chi racconta storie, costruisce messaggi, progetta esperienze: è una competenza professionale. Chi non si stupisce più non riesce a stupire. Chi ha smesso di osservare non sa più cosa vale la pena di mostrare. Esporsi alla bellezza senza uno schermo in mezzo per mantenere viva la capacità di percepire ciò che è autentico, inaspettato, vero.

Un comunicatore che ha perso lo stupore produce contenuti che non emozionano nessuno.

Cosa mi ha insegnato mia nipote, senza saperlo

Ha scelto la traccia sulla meraviglia quando poteva scegliere altro. In un’epoca in cui l’ottimizzazione sembra l’unica risposta possibile, lei ha deciso di scrivere di stupore.

Forse la Generazione Z sa qualcosa che fatica a dirci: che tornare a stupirsi non è ingenuità. È intelligenza emotiva applicata al presente.

Wenke Husmann lo chiama vantaggio evolutivo. Anselm Kiefer lo dipinge su tele di piombo.

Aurelia lo ha scritto in un tema di Maturità.

Io lo chiamo speranza.

Ps: nella prima prova della Maturità, su sette tracce totali proposte dal Ministero, l’unico riferimento a una figura femminile è stato l’articolo di Wenke Husmann

Articolo di Wenke Husmann: https://www.internazionale.it/magazine/wenke-husmann/2026/01/22/funziona-a-meraviglia

Mostra Kiefer su Marsilio Arte: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.spacea.marsilioarte&hl=it

About the Author: Anna Romanin

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By Published On: Giugno 19th, 2026Categories: Arte, comunicazione, relazioni pubbliche